Archivio di marzo 2009

La CAI esclude i lavoratori con disabilità

martedì, 31 marzo 2009

Le vicende di Alitalia e del passaggio dei suoi ex dipendenti alla nuova Compagnia Aerea Italiana (CAI), hanno tenuto banco per mesi su tutti i giornali italiani ed europei. La ristrutturazione dell’azienda, una volta trovati i nuovi proprietari, prosegue, con minore attenzione da parte degli organi di stampa.

Lontano dai riflettori si stanno consumando delle profonde ingiustizie, si stanno violando palesemente norme di tutela che si ritenevano consolidate. La CAI ha proceduto alla riassunzione del personale necessario al funzionamento delle sue attività. Nei mesi scorsi era giunto, da alcune organizzazioni sindacali, il grido di allarme: non sarebbero stati assunti molti disabili, e i lavoratori che fruivano dei permessi lavorativi ex Legge 104/1992.

Ora giunge la nuova denuncia, circostanziata, di Alessandra Tibaldi, Assessore al Lavoro, Pari opportunità e Politiche giovanili della Regione Lazio: “In base alla normativa vigente – continua – all’interno delle 7924 persone assunte dalla società nella provincia di Roma vi dovrebbero essere 323 disabili, ossia il 7% dei 4613 dipendenti che formano la base di computo ai fini del collocamento obbligatorio, invece gli invalidi effettivamente assunti sono solo 45. Per questo motivo chiedo ai vertici aziendali di regolarizzare, con la massima urgenza, la situazione occupazionale del personale dipendente”.

Prosegue Tibaldi: “Le inadempienze della Cai in merito alle assunzioni dei disabili sono gravissime ed inaccettabili. Sicuramente non sono in linea con il profilo di un’azienda seria, che ambisce a ricoprire il ruolo di società di bandiera nazionale. La vecchia Alitalia, con cui esiste una continuità di fatto e sostanziale da parte della Cai, rispettava in pieno la normativa sulle assunzioni del personale disabile”.

Al di là degli aspetti etici, la FISH richiama l’attenzione sulla patente violazione della Legge 68/1999 e chiede l’intervento delle autorità competenti. Ma si riserva anche di valutare eventuali azioni legali e di costituirsi parte civile in giudizio affianco ai lavoratori esclusi dall’assunzione o dalla riassunzione, in base anche alla Legge 67/2006 che reca misure antidiscriminatorie.

Appello della Fish sottoscritto da Federsalute

venerdì, 13 marzo 2009

«Siamo preoccupati per i diritti delle persone con disabilità nell’area della salute, pensando in particolare ai servizi abilitativi sociosanitari, alle Malattie Rare e agli ausili tecnologici. Infatti, dopo il ritiro del Decreto della Presidenza del Consiglio sui LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), approvato nella precedente legislatura, ancora oggi i cittadini con disabilità e le loro famiglie assistono attoniti a una sorta di rimpallo tra Governo e Regioni».
È questo il senso fondamentale della lettera-appello elaborata dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – inviata al presidente del Consiglio, al ministro della Salute, del Lavoro e delle Politiche Sociale, al presidente della Conferenza delle Regioni e al coordinatore della Commissione Salute di quest’ultima – documento già sottoscritto da numerose organizzazioni (se ne veda in calce l’elenco). In tal senso l’appello è ancora aperto all’adesione di tutti.

«Nonostante le parole incoraggianti espresse dalle parti dopo la riunione della Conferenza Unificata Stato-Regioni del 4 marzo – si scrive nella lettera – siamo preoccupati per la distanza ancora esistente sulla relazione tra disponibilità delle risorse (tagli del Fondo per circa 7 miliardi), qualificazione della spesa e diritti fondamentali delle persone garantiti dai LEA. Inoltre, leggendo quanto affermato e a cui abbiamo potuto accedere solo attraverso i mass media, sembra che vi sia la possibilità di approvare solo alcuni livelli essenziali. Non tutti, quindi. E stando a quanto raccontano “voci di corridoio” della Conferenza, tra gli esclusi potrebbero essere annoverati quei punti su cui non c’è accordo tra i rappresentanti dello Stato e quelli delle Regioni. Per quanto a nostra conoscenza, ancora oggi non vi è accordo sui prezzi e sulle modalità erogative della parte riguardante gli ausili e le protesi, e quindi il Nomenclatore Tariffario delle Protesi e degli Ausili potrebbe essere una vittima annunciata».

Viene richiesto dunque molto senso di responsabilità, alle cariche istituzionali destinatarie del messaggio, «verso i cittadini con disabilità o che vivono la disabilità del proprio congiunto, ma anche nei confronti dei professionisti sanitari, dei centri ausili e di molte stesse aziende produttrici, tutti soggetti i quali attendono dal 1999 che le innovazioni tecniche e tecnologiche possano diventare ausili erogabili dal Sistema Sanitario Nazionale. Il tempo trascorso rappresenta un’era intera in campo tecnologico: non è più accettabile il rinvio dell’adozione di tale strumento, ancorché dovuto a interessi che non riguardano il raggiungimento della massima autonomia delle persone con disabilità».

Quasi conseguente il passaggio successivo della lettera-appello: «Un eventuale rinvio comporterebbe la frustrazione delle aspettative delle persone con disabilità e dei loro familiari i quali sarebbero costretti a proseguire nell’acquisto diretto di ausili tecnologici indispensabili alla loro autonomia. Gli stessi operatori dovrebbero continuare a consigliare ausili non contemporanei, svuotando il progetto riabilitativo individuale. I produttori, infine, dovrebbero rivedere il loro piano di sviluppo, ritornando a produrre e a mettere in commercio prodotti datati, con buona pace della necessità di innovazione tecnologica finalizzata alla crescita economica».
«Ci appelliamo quindi a Voi – conclude il documento – affinché il dispositivo normativo contenga il Nomenclatore Tariffario, compreso di modalità erogative e prezzi, per evitare che vi siano venti diverse modalità di garantire un prodotto, negando però l’universalità dei diritti, e di strumenti necessari alla puntuale definizione del repertorio e all’aggiornamento dei codici, come già accade per i farmaci con l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), poiché l’innovazione necessita di aggiornamenti costanti e ravvicinati nel tempo».

Anche un’azione dimostrativa concreta è stata poi prospettata dalla FISH, «per ricordare la dimensione della posta in palio a tutte le istituzioni in gioco»: in corrispondenza, infatti, della giornata in cui si avrà la prossima riunione della Conferenza Stato-Regioni, verrà promosso un presidio sotto la sede della stessa.

Come detto, l’appello promosso dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) è ancora aperto alle adesioni di tutti. Finora esso è già stato sottoscritto da:

CSR (Commissione di Studio e Ricerca Ausili Tecnici per Persone Disabili)
Confindustria Federvarie
Assoausili
ADM-Arhea (Associazione Imprese di Ausili per Disabilità Motorie)
AIFI (Associazione Italiana Fisioterapisti)
Associazione Luca Coscioni
SIMFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa)
AITO (Associazione Italiana dei Terapisti Occupazionali)
ANA-ANAP (Associazione Nazionale Audioprotesisti Professionali)
Federsalute di Confcommercio
AIOrAO (Associazione Italiana Ortottisti Assistenti in Oftalmologia)
Anaste (Associazione Nazionale Strutture Terza Età)
Federottica (Associazione Federativa Nazionale degli Ottici Optometristi Italiani)

Pagamenti più veloci per i fornitori di beni e servizi nel Lazio

lunedì, 9 marzo 2009

Da qualche giorno i fornitori di beni e servizi alle aziende sanitarie dislocate nel Lazio potranno essere pagati via internet. Ne parla l’articolo apparso su Il Sole 24 Ore Sanità che vi proponiamo di seguito: Fornitori pagati via WEB.

Avanza la sanità privata

venerdì, 6 marzo 2009

La lunga marcia del privato alla conquista della sanità italiana prosegue. Al Nord, dove ormai incassa il 21,8% della spesa sanitaria regionale, come al centro e al Sud dove vale rispettivamente il 19,4% e il 19,9%. Il record si registra in Lazio e Lombardia, le due regioni che vantano la più alta spesa destinata all’assistenza convenzionata e accreditata: per i privati si sborsano 491 euro pro-capite nella prima e 456 nella seconda. E’ il quadro tracciato da una ricerca condotta dal Cergas Bocconi e presentata a Milano. Un quadro in cui si inserisce anche il singolare caso di una piccola Regione, il Molise, che vanta livelli di spesa pro-capite per i privati vicini a quelli dei territori più grandi (377 euro). Secondo i ricercatori del centro universitario che, in collaborazione con il gruppo Sanità di Assolombarda, hanno realizzato un “Osservatorio sulla sanità privata in Italia e in Lombardia”, un’ingente spesa per la sanità privata non è sinonimo di sprechi, incapacità gestionale o bilanci fuori controllo. Ne sono un esempio le due regioni dei record: se il Lazio si è ritrovato con i conti in rosso, la Lombardia ha da tempo il bilancio in pareggio. Il mix pubblico-privato non basta a spiegare le diverse performance economico-finanziarie dei Servizi sanitari regionali. Tanto che uno degli autori della ricerca, Francesco Longo, conclude: “Non si può demonizzare la scelta di aprire le porte al privato. Le criticità, negli esempi negativi, si annidano nelle capacità delle Regioni di governare il sistema sanitario regionale nel suo complesso e il ruolo del privato in particolare”. Un aspetto su cui l’Italia si frammenta in 21 diverse realtà. Ogni Regione applica le sue politiche. Dal 1997 al 2006 quelle che hanno accreditato di più sono la Lombardia, la Sicilia e l’Emilia Romagna. Ma in valori assoluti ad avere più strutture accreditate (85) resta sempre il Lazio, nonostante negli stessi anni sia andato in controtendenza riducendo i numeri.

(Fonte: Doctor News 3/3/2009)

Ratifica della Convenzione: il plauso del Presidente di Federsalute

mercoledì, 4 marzo 2009

Il Presidente di Federsalute – Confcommercio, Giuseppe Scrofina, ha salutato con entusiasmo l’approvazione unanime da parte del Parlamento nazionale della Ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

In quella stessa sede vi sono state divergenze sull’istituzione dell’Osservatorio sulla Condizione delle Persone con Disabilità. Si ritiene che fra i 40 componenti previsti debba essere rappresentato il più ampio ventaglio di parti interessate. Fra questi un posto particolare dovrebbe spettare ovviamente ai rappresentanti delle persone con disabilità, riservando loro la carica di Vicepresidente dell’Osservatorio. “Anche noi che aggreghiamo le Associazioni di professionisti fornitori di beni sanitari, dispositivi, protesi e servizi potremmo dare un utile apporto – ha affermato Scrofina – se saremo invitati a farne parte”.