La Narrazione: Il progetto nelle strutture

La Narrazione

In occasione del VII° convegno regionale organizzato dall’ANASTE CALABRIA, l’RSA “Casa Amica” di Fossato Serralta si è avvicinata ad una nuova arte, un nuovo mezzo per l’approccio, la relazione, la comunicazione, la cura del paziente demente. Nello specifico ci si è occupati della “Narrazione”, ecco il progetto realizzato nelle strutture.

Si è partiti dal concetto che essa non è mai un mero racconto di fatti reali e oggettivi ma è sempre una ricostruzione che la persona fa del suo mondo, di aspetti della propria vita e che sicuramente hanno un rapporto con il contesto nel quale avviene, con l’oggetto del racconto, con le proprie esperienze, con le proprie motivazioni, e nel nostro caso sono fortemente condizionati dalla patologia. I dubbi iniziali hanno proprio riguardato il come affrontare la pratica della narrazione con il paziente con demenza e quindi con le difficoltà e le conseguenze relative alla patologia. Però si è compreso che in tale pratica ricordare non è obbligatorio, si può dimenticare e voler dimenticare.

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Quel che conta è il processo e non c’è attesa di risultato. L’obiettivo che ci si è posti è stato quello di cercare per quanto più possibile di permettere ai pazienti, in relazione sempre al “qui ed ora”, di dare senso alle esperienze vissute per coordinarle, integrarle, rivederle, per cercare di mantenere i vissuti che costituiscono il loro sapere e la loro saggezza. Permettere, inoltre, alle figure professionali attraverso la descrizione della realtà (come vista dal paziente) di costruire connessioni, ristrutturare significati e individuare strategie di azione.

Il lavoro svolto è stato documentato attraverso un video nel quale appunto si evidenzia il percorso di narrazione autobiografica di due pazienti affetti da demenza. Si è iniziato cercando di stabilire l’alleanza terapeutica, la relazione e la fiducia tra le parti. Successivamente attraverso alcune domande e l’utilizzo di parole chiave si è stimolato il racconto. Non avendo i pazienti dimostrato grosse difficoltà nel raccontare di sé, si è lasciato più spazio possibile alla libera espressione individuale dando soltanto input rassicuranti, di conferma e di accettazione nel momento in cui i pazienti hanno mostrato con la comunicazione non verbale di averne bisogno.

Il processo di narrazione è stato favorito mediante la modalità “tête a tête”, in un incontro duale e non in gruppo per limitare le difficoltà attentive e di concentrazione dei

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pazienti. È stato scelto il racconto orale rispetto a quello scritto. Questo percorso ha fatto nascere nelle figure professionali di riferimento un forte senso di responsabilità per la paura di non riuscire a trasmettere ed evidenziare adeguatamente ciò che il paziente aveva comunicato e affidato, responsabilità nell’onorare le storie dei pazienti, per la paura di travisare, di passare accanto a degli elementi fondamentali.

Durante il percorso di narrazione autobiografica si è potuto evidenziare come i pazienti abbiano utilizzato stili espositivi diversi: Emotivo, Descrittivo-Espositivo, Autoriflessivo.

Ciò ha permesso di rilevare come sia avvenuto in loro, almeno in parte, il processo di autoriflessione.

Si è potuto evidenziare durante il percorso autobiografico come naturalmente, i pazienti abbiano avuto difficoltà a collegare e collocare i ricordi adeguatamente nel tempo e nello spazio; si siano più volti ripetuti, in alcuni casi per il bisogno di sottolineare dei concetti ritenuti importanti, altre volte a causa della compromissione della memoria.

Durante lo svolgimento del lavoro è nata inoltre nel gruppo, la curiosità di provare a guardare anche ad un altro livello di analisi: l’utilizzo della narrazione nel processo di auto-ricezione. Pertanto è stato fatto rivedere ai pazienti il video del loro percorso autobiografico ed è stato chiesto loro un feed-back con lo scopo di avere un riscontro attraverso la comunicazione verbale e non verbale. Da ciò si è evidenziata la difficoltà di riconoscere sé stessi e la loro storia.

Si è rilevato inoltre come sia per loro molto più semplice riconoscere la loro storia leggendola rispetto al racconto orale.

Questi versi di F. Pessoa (1982) dalle “Odi di Riccardo Reis” racchiudono il percorso che abbiamo potuto osservare verificarsi nei pazienti: “Se Ricordo Chi Fui, Diverso Mi Vedo, E Il Passato è Il Presente Della Memoria. Chi Sono Stato È Qualcuno Che Amo, Ma Soltanto Nei Sogni […] Nulla Se Non L’istante Mi Riconosce. Nulla Il Mio Stesso Ricordo, E Sento Che Chi Sono E Chi Sono Stato Sono Sogni Differenti”.

Laura Perrone

Educatore Professionale “RSA Casa Amica” di Fossato Serralta

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