Il metodo Shiatsu-Hay Il lavoro svolto

Il metodo Shiatsu-Hay Il metodo Shiatsu-Hay

All’interno della struttura RSA “Villa Elisabetta” di Cortale, è stato possibile conoscere e approfondire il metodo Shiatsu-Hay.

Il metodo nasce dall’incontro di due discipline: lo SHIATZU, definito l’arte del contatto come prima forma di comunicazione tra le persone e il metodo LOUISE HAY che si basa, invece, sull’uso consapevole del linguaggio, nella gestione delle emozioni disfunzionali come la rabbia e gli stati d’ansia.

È stato costituito un gruppo di lavoro che, mettendosi in discussione, ha potuto applicare ciò che è stato appreso, comunque, in un breve periodo.

Gli operatori presi in considerazione sono stati otto tra le varie figure professionali presenti all’interno della struttura.

Il primo approccio con il metodo non è stato facile, per tre motivi: il reperimento del materiale, la gestione del “nuovo” e l’uniformità del metodo stesso nell’applicazione da parte degli operatori di cura.

Alla prima difficoltà abbiamo ovviato grazie alla presenza costante dei due esperti Francesca Liparota e Renato Zaffina che, attraverso quattro incontri, ci hanno fornito le basi su cui fondare il nostro lavoro. Il primo incontro ci ha aiutato a conoscere i membri dell’equipe di lavoro e individuare i punti di forza e le criticità rispetto al lavoro di cura che si svolge all’interno della struttura e con i pazienti. Nel secondo incontro, sono stati presentati i principi base, avendo a disposizione una dispensa teorica. Il terzo incontro ha visto protagonisti i pazienti con la messa in pratica del metodo da parte degli esperti. Noi abbiamo conosciuto i principi:

della mano madre – mano figlia. Le due mani lavorano insieme lungo i percorsi dei meridiani, effettuando una leggera pressione sui punti in cui si avverte rigidità muscolare.

del VUOTO e del PIENO.

Per conoscere i vari punti di tensione e lavorare su essi, come da manuale, è necessario però più tempo e maggiore preparazione. Infine, il quarto  incontro, è servito per lavorare con l’equipe, individuando le emozioni disfunzionali che possono influenzare il lavoro di cura ed elaborandole attraverso il gioco. Infatti, i giochi proposti, hanno avuto lo scopo di migliorare la comunicazione all’interno dell’equipe arrivando ad un cambiamento significativo. Quello che sembra importante emergere è che “Prima di fare bisogna essere”.

Per quando riguarda la gestione del nuovo, tutto è stato più facile dopo gli incontri effettuati. Infatti, a seguito di questi, i sentimenti di difficoltà esperiti si sono modificati. È stato possibile riscontrare un cambiamento sulla motivazione personale.

Ciò che ha richiesto più tempo è stata la capacità di uniformare l’intervento da parte di tutti gli operatori, rispettando la propria disciplina di appartenenza, favorendo così un sempre maggiore approccio integrato.

Il lavoro è stato svolto scegliendo otto pazienti; cinque con decadimento cognitivo severo, tre con decadimento cognitivo medio (MMSE corretto per età e scolarità). I pazienti non decadimento cognitivo medio hanno risposto positivamente al trattamento. Hanno espresso verbalmente la sensazione di benessere esperita. Dai pazienti con decadimento cognitivo grave, invece, è stato possibile dedurre lo stato di benessere dalla mimica del volto. Una paziente in particolare ha rifiutato il trattamento.

Al termine dell’esperienza è stato chiesto, attraverso un breve questionario, ad ogni operatore cosa pensasse di quanto fosse stato fatto e sulla sua efficacia.

Tutti sono concordi nell’affermare che il metodo sia utile ed efficace, da praticare nel quotidiano.

È stato mostrato rammarico, però, per il poco tempo avuto nel lavoro sulle diverse modalità relazionali all’interno dell’equipe.

Rispetto alle preoccupazioni iniziali, alla fine del percorso intrapreso, vari punti sono cambiati.

Altri comunque rimangono aperti e in fase di miglioramento.

Il metodo Shiatsu-Hay Il metodo Shiatsu-Hay

“Troppo spesso si sottovaluta la potenza di

un tocco, un sorriso, una parola gentile,

un orecchio in ascolto, o il più piccolo atto

di cura, che hanno il potenziale di

trasformare una vita”

(Leo Buscaglia)

Carla Putrino

Psicologo, Psicoterapeuta RSA Villa Elisabetta, Cortale

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